Con la sentenza in commento la Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità dei ricorsi presentati dal legale rappresentante e dall’amministratore delegato di una S.r.l., nonché dalla Società stessa, avverso l’ordinanza con la quale il Tribunale del Riesame di Brindisi, a sua volta, aveva rigettato l’istanza ex art. 324 C.p.p. proposta avverso il decreto di sequestro preventivo disposto dal Gip locale e finalizzato alla confisca (diretta o per equivalente) del profitto dei reati di estorsione (art. 629 C.p.) ed autoriciclaggio (art. 648 ter .1 C.p.) contestati agli imputati. Secondo l’accusa i suddetti dirigenti, «mediante minaccia di non assunzione o di licenziamento, [avrebbero] costretto una molteplicità di lavoratori ad accettare retribuzioni inferiori a quelle risultanti dalle buste paga ed a sopportare orari superiori a quelli contrattualmente stabiliti» , destinando il denaro così illecitamente risparmiato alla retribuzione in nero di alcuni altri dipendenti, a loro legati da un particolare rapporto di fiducia. Correlativamente, alla Società veniva contestato l’illecito amministrativo dipendente dal delitto di autoriciclaggio ex art. 25 octies del D. Lgs. n. 231/2001, «per l’avvenuto impiego nell’attività imprenditoriale del denaro proveniente dal delitto di estorsione continuata in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delle somme» . Come si cercherà di evidenziare nella presente nota, il percorso motivazionale seguito dal Collegio non fornisce le attese indicazioni ermeneutiche in ordine ad alcuni dei principali nodi interpretativi posti dall’autoriciclaggio e dal suo inserimento tra i c.d. reati presupposto della responsabilità ex D. Lgs. n. 231/2001, ovverosia ampiezza applicativa della clausola modale di cui al primo comma dell’art. 648 ter .1 C.p.; tipicità della responsabilità dell’Ente nell’ipotesi in cui il reato “a monte” delle condotte di autoriciclaggio non rientri, a sua volta, nel catalogo dei c.d. reati presupposto di cui al citato Decreto 231, e compatibilità del quarto comma dell’art. 648 ter .1 C.p. con le realtà imprenditoriali.